Novembre 30th, 2009
admin
Google non certifica i SEO e sicuramente ha ragione: quello del SEO è un mondo a parte, quasi sfumato, che cambia continuamente evolvendosi in breve tempo. Chi partecipa attivamente sul forum di assistenza a i webmaster può vedersi riconosciuta la qualifica di Top Contributors / Bionic Poster che potrebbe equivalere al Google Certified SEO.
Ecco una dichiarazione da JohnMu : “Questo è uno dei motivi per i quali attribuiamo ad alcune persone la qualifica di Top Contributor / Bionic Poster. Non è a causa del loro sito web. Alcuni siti si posizionano bene senza motivi particolari e altri siti sono pieni di informazioni – io non ho fiducia nelle persone online solo per i siti che sono in grado di produrre 
I Top Contributors / Bionic Posters sono persone che fanno molto di più che lavorare su un singolo sito web. Aiutano migliaia di utenti che hanno problemi. In una settimana vedono un numero di problemi che il webmaster medio non ha mai visto. Per questo motivo, riescono spesso a fare una diagnosi in tempi brevi e spesso la diagnosi è “misteriosamente” corretta (ovviamente non sempre, non credo infatti sia sempre possibile). Possono sembrare a volte un pò troppo “diretti”, ma quando hai a che fare con un sacco di persone che chiedono aiuto non penso che puoi fare diversamente. A volte le discussioni possono animarsi un pò, sono uomini anche loro dopo tutto , ma nel complesso riescono ad aiutare un enorme numero di persone.
Tieni presente che non puoi diventare un Top Contributors / Bionic Poster solo postando un sacco di roba. Non è basato solo sulla quantità ma in larga parte sulla qualità dei feedback ricevuti. Quando troviamo qualcuno che fa un lavoro eccezionale, possiamo decidere di contattarlo e di proporgli di diventare un Top Contributors / Bionic Poster. Non lo facciamo sulla base di una singola risposta, ma guardando centinaia o migliaia di risposte date ai webmaster su tutte le tipologie di problemi.”
Novembre 23rd, 2009
admin
Si apre una nuova polemica sulla diffusione gratuita di contenuti televisivi, ed in particolare di proprietà di Mediaset. Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, sostiene che si debba rispettare il diritto d’autore per chi investe in contenuti. Ecco alcune sue dichiarazioni riportate sul Tgcom: “Oggi internet si avvale di una parola magica che è free”, spiega Confalonieri. “Se i vari YouTube, Google, non riconoscono il valore della proprietà intellettuale non si può investire. Noi investiamo la metà di quello che ricaviamo in prodotti e in contenuti. Se altri approfittano dei contenuti perché vengano mandati in rete dai privati, soprattutto giovani, non ci sarà futuro per chi come mestiere fa i contenuti”.
“Ci deve essere un ritorno per chi produce e investe in contenuti anche per le news. Questo è uno dei punti fondamentali, serve molta attenzione anche da parte dei regolatori, del legislatore, del governo, devono prendere a cuore questo problema”.
Intanto, l’ultimo rapporto del Censis, riporta una crescita del 26,9% degli utenti Internet in Italia. Il web è il settore che cresce maggiormente e questo avrà sicuramente il suo effetto anche sui contenuti e sul mondo dell’advertising.
Novembre 16th, 2009
admin
Essere penalizzati da Google è uno degli incubi più frequenti di ogni buon webmaster. Ci sono tanti modi in cui bigG può punire un webmaster e ce ne sono molti di più per causare questi problemi. Uno di essi, al quale nonb avevo mai dato peso/attenzione, è il marchio “d’infamia” “Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer“.
Uno dei miei siti più importanti, online dal 2003, è stato contrassegnato con la “terribile” dicitura. L’effetto? Visite diminuite drasticamente del 70%. Nessun effetto, invece, sul posizionamento. Ma sul mio sito io non avevo inserito nessun malware o virus.
Il problema era in un banner pubblicitario che causava il download automatico senza il consenso dell’utente. Mi sono informato e ho contattato Google con l’apposito strumento per i webmaster. Ho rimosso il banner incriminato ed in pochissimo tempo il tutto si è risolto.
Morale della favola: attenzione a ciò che inserite sul vostro sito/blog, potrebbe causarvi dei danni importanti, anche a livello di immagine!
Il trackback è un utile mezzo che ci permette di far sapere ad un altro blogger che abbiamo linkato un suo articolo. Se invii un trackback al blog dell’autore dell’articolo i link del tuo blog comparirà tra i commenti a quell’articolo.
La cosa non sembra essere rilevante ai fini del pagerank e del posizionamento in generale ma è senza dubbio una forma di cortesia nei confronti dell’autore dell’articolo originale ed un modo per farsi conoscere. A questo scopo bisogna inserire un buon titolo per attirare l’attenzione dell’utente, visto che nel trackback viene riportato il titolo e un breve estratto dell’articolo.
Se il blog verso il quale inviamo un trackback è molto conosciuto, possiamo essere certi che ci porterà un bel pò di visite, almeno nel breve periodo. Quindi è consigliatissimo inviare i trackback, ad ogni costo :-), anche se il cms che utilizziamo non l’ho permette. In questo caso, infatti possiamo utilizzare degli utili servizi online e rimuovere le limitazioni tecniche. Per vedere qualche esempio clicca qui
Roma - Sergey Brin non era atteso all’ultima edizione del Web 2.0 Summit a San Francisco. Il co-founder di Google si è invece presentato sul palco principale per un colloquio con John Battelle, spiegando di non aver rifiutato l’invito speditogli, ma semplicemente di non aver risposto. E Brin ha fatto subito parlare di sé, ancora una volta: Yahoo! avrebbe donato al search una serie di interessanti innovazioni, per cui sarebbe un vero peccato vedere i suoi motori di ricerca assorbiti da Microsoft Bing.
“Penso che sia un vero peccato - ha dichiarato Brin a Battelle - che Yahoo! pianifichi di abdicare nel regno del search, anche perchè stava creando cose molto interessanti”. Il riferimento è ovviamente all’accordo estivo tra BigM e il search engine in viola, che ha affidato a Redmond il compito di fornire lo strumento tecnologico - Bing - sotto le mentite spoglie di Yahoo!. L’azienda di Sunnyvale, tuttavia, aveva annunciato di voler rimanere un player attivo al livello di interfaccia utente, arrivando a competere con Bing stesso per quanto riguarda gli utenti.
Brin non ha poi voluto rilasciare commenti sulle attuali attività delle Antitrust statunitensi ed europee che stanno passando l’accordo sotto una specifica lente a difesa di un mercato regolarmente competitivo. L’imprenditore di origini russe ha ammesso di aver usato il motore di ricerca di Microsoft e di aver addirittura apprezzato alcune sue funzionalità. “Bing ci ha ricordato che quello del search è un mercato molto competitivo”, ha chiosato Brin.
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