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Informazione online a pagamento per il New York Times
Un paio di anni fa il New York Times aveva proposto la versione online gratis per tutti. I ricavi sarebbero arrivati dalla pubblicità. Adesso, dopo quasi due anni, i dirigenti pensano di far pagare di nuovo i contenuti online.
Lo ha detto lo stesso direttore del giornale Bill Keller , durante una sessione di chat con i lettori del suo giornale. Le soluzioni potrebbero essere diverse: far pagare un tot al mese per l’accesso a tutti i contenuti, far pagare pochi centesimi per ogni singolo contenuto.
I contenuti del NYT erano stati offerti gratuitamente per poter massimizzare il numero di visite al sito stesso, in modo da attirare maggior inserzionisti possibili. Ma adesso, con la crisi, le cose sono cambiate: gli investimenti pubblicitari sono diminuiti e le entrate pure.
L’università è online
Una nuova idea lanciata dall’imprenditore israeliano Shai Reshef potrebbe far nascere la “University of the People”, una università internazionale con costi di iscrizione irrisori. Il tutto esclusivamente online. Il progetto ha ricevuto molte critiche, ma Reshef risponde con ottimismo.
Ecco alcune sue dichiarazioni rilasciate al NYTimes: “Il materiale per i corsi è già tutto là, reso disponibile dagli Atenei che hanno messo online gratuitamente i propri corsi. E poi sappiamo che l’insegnamento peer-to-peer in linea funziona. Mettendo insieme questi elementi, si apre lo spazio per una università gratuita aperta agli studenti di tutto il mondo. Aperta a chiunque parli inglese ed abbia una connessione internet a disposizione”.
Scherzetto a Google Trends
Google Trends, il servizio di Google che traccia gli andamenti generali nel mondo della ricerca mondiale, ha subito uno scherzetto basato sull’attentato alle torri gemelle. E’ comparso un simbolo nella classifica dei Trends, un’icona di un’aereo che punta verso due blocchi verticali che inevitabilmente ricordano le torri gemelle.
Nei giorni scorsi, il simbolo, ha raggiunto la seconda posizione su Google Trends. I cosidetti troll hanno spinto affinchè il simbolo arrivasse in alto e potesse in qualche modo mettere in imbarazzo Google. Ecco la dichiarazione di un portavoce di Google al New York Times: “Hot Trends è una classifica generata automaticamente da algoritmi e da macchine che gestiscono le varie query. Abbiamo notato un sacco di query da tanti luoghi diversi in un breve periodo di tempo per il simbolo incriminato.”
